Bucharest

Bucarest mi ha caldamente accolto  con una bufera di neve. Alle 8:30, atterrata con il primo volo del mattino, la città ha deciso di darmi il benvenuto con uno schiaffo di neve, gelo e vento. Le strade risultavano impraticabili e le automobili erano sommerse come corpi inermi e sconfitti. La neve accumulatasi sui marciapiedi era trasformata in fanghiglia. Camminare risultava difficoltoso e snervante. Questa è stata la mia seconda visita nella capitale rumena e le impressioni che ho avuto, sono state le stesse della prima volta. Grigia, livida, triste, indifferente, anonima e decadente; niente di positivo – di nuovo. Alte costruzioni, vecchie e dismesse, testimonianze infelici dell’architettura comunista, abbellivano la città. Esse donavano quel sentimento generico di anticaglia. Una massa indifferente di volti si muoveva svelta per raggiungere chissà quali luoghi e l’assordante regolare traffico scorreva veloce accanto a me. Il freddo, persistente e tenace: tagliava il volto come una lama affilata. Bucarest possiede lunghi boulevard ed una grande piazza, Piata Unirii, completamente sommersa dalla neve, anch’essa. Da lì, si può scorgere una parte del maestoso Parlamento. A mio modesto avviso, credo che l’unica particolarità della città sia proprio questo grande palazzo istituzionale: per il resto, domina l’impersonalità. L’attuale Palazzo del Parlamento, in passato, era chiamato con l’appellativo della “Casa del Popolo”, fino alla caduta del Comunismo. Fortemente desiderato dal dittatore Nicolae Ceauşescu per esaltarne la sua presunta potenza, forza e prestigio, il Palazzo risulta essere la seconda costruzione più grande al mondo, subito dopo il Pentagono negli Stati Uniti. A soli 28 anni, l’architetto Anca Petrescu, vinse il progetto per la costruzione del magnifico palazzo solo perché, fra tutti i modelli presentati al dittatore, il suo era quello più imponente fra tutti gli altri. Dunque, a lei la vittoria. Ceauşescu non fece, però, in tempo a godersi la sua onerosa creatura: venne giustiziato prima. Attualmente, solo il venti percento dello spazio viene utilizzato mentre il resto è abbandonato. Uno dei principali motivi per cui mi sono recata a Bucarest in questi giorni era, per l’appunto, la visita all’interno del Parlamento: idea felice, ma sfortunata, dal momento in cui ho saputo che la struttura era chiusa al pubblico fino a tempo indeterminato a causa delle recenti proteste. La triste conclusione di un viaggio iniziato nel disagio e terminato nel dispiacere.

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Il Parlamento. The Parliament

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Bucharest greeted me hotly with a snow storm. At 8:30 am, landed with the first flight early, the city welcomed me with a slap of snow, freezing and wind. The streets were impassable and the cars swamped like defenceless and beaten bodies. The snow amassed on the sidewalks was transformed in mud. Walking was difficult and draining. This is my second visit in the Romanian capital and the impressions that I had, were the same of the previous time. Grey, livid, sad, indifferent, anonymous and crumbling; nothing is positive – again. High, old and neglected buildings, unhappy testimonies of communism architecture, beautify the city. They gave a generic sentiment of junk. An indifferent crowd of faces moved fast to reach who know which places and deafening regular traffic moved quickly near to me. Persistent and hard cold: it cut the face as a sharp blade. Bucharest has got long boulevard and a big square, Piata Unirii, completely submerged, too. From there, it can glimpse a piece of the majestic Parliament. From my modest advice, I think the great building is the only particularity of the city: for the rest, the impersonality overlooks. The current Palace of the Parliament, in the past, was called as “House of the People”, until the Communism’s fallen. Strongly desired by the dictator Nicolae Ceauşescu to exalt his presumed power, strength and prestige, the Palace is the second construction biggest in the world, just after Pentagon in United States. At 28 years old, the architecture Anca Petrescu, won the competition to build the magnificent palace only because her model was the most impressive than the others. Ceauşescu cannot enjoyed his onerous creature: he was executed before. Actually, only twenty percent is used while the rest is abandoned. One of the main reasons I went to Bucharest during these days was, indeed, the visit inside the Parliament: happy but unlucky idea when I discovered it is close until unspecified time for the current protests. That is the conclusion of a sad trip started from the inconveniences and finished to the displeasure.

End with a short comment about nocturne hobbies that Bucharest offers. Crowed, merry and chaotic during the good season, the Old Town district – heart of amusement – was half empty, gloomy and animated by some brave tourist – maybe drunk even – who wanted to challenge the weather, singing and dancing. Spark red sign of ambiguous shops, called “Erotic Massage”, lighted up the way to those pilgrims who looking for hot, cosy and dark relief by frozen bucharestian night.

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