For you, for me

Questo post è interamente dedicato alla chiusura di un percorso umano e professionale vissuto all’estero, in Romania. Immediatamente, incappo in un ostacolo: come è possibile dare un giudizio finale, obiettivo ed assoluto al ricordo? Se è vero che molte delle esperienze della nostra vita hanno una fine, il grande bacino mnemonico ne conserva all’infinito le sottigliezze del trascorso. Perciò, fin da subito, mi risulta difficoltoso darne un giudizio conclusivo. Sono trascorsi all’incirca due mesi dal mio rientro in Italia: eppure, quei giorni, mi sembrano così lontani. Mi sono buttata nuovamente nel vortice della vita e del lavoro. Coscientemente, non penso a quei momenti che furono ma percepisco la mia personalità essere stata fortemente influenzata da ogni singola persona che abbia incontrato lungo il mio tragitto. Penso agli studenti, ai bambini, agli insegnanti, all’associazione ospitante e alle mie eccezionali compagne d’avventura. Qualcosa è mutato ma non sono in grado di dire in qual misura: non riesco ad analizzare me stessa fino a tal punto. Mi sento, però, più sicura, più determinata e intraprendente di quanto già non lo fossi prima. Le sfide non mi abbattono e le delusioni, le sofferenze, gli addii e gli abbandoni vengono percepiti sotto una nuova luce. È bastato uscire dal comfort zone affinchè quel micidiale velo di Maya finalmente si squarciasse, aprendo così a nuovi radiosi orizzonti. Il mio personale percorso all’estero è stato un intreccio intricato di storie, di vecchie e di nuove. Dall’Italia, partivo carica di un fardello emotivo massiccio ed opprimente, cui gravava sulla mia salute mentale. Con questa scia dolorosa giungevo in Romania, in una terra altra, accerchiata da sconosciuti e forzata all’inserimento sociale e lavorativo. D’altronde, avevo scelto io di partire; il minimo che potessi fare era di ricambiare all’opportunità ricevuta mostrando riconoscenza e spirito di iniziativa. Col passare dei giorni, confermavo la mia scelta: lasciare tutto e partire per l’ignoto è stata, forse, la migliore illuminazione mai avuta nella mia vita

Ho deciso di perdermi nel mondo Anche se sprofondo Lascio che le cose Mi portino altrove Non importa dove (Altrove, Morgan).

Durante il mio soggiorno rumeno, entrai in contatto con molte persone: bambini, genitori, studenti, volontari, locali e professionisti. Viaggiai, visitai nuovi luoghi. Feci esperienza di coabitazione, imparai a dividere la mia stanza, la cucina, a prendermi cura dei miei effetti personali e degli spazi condivisi, a gestire il mio salario (minimale) e a cambiarlo in valuta locale. Le dimensioni del bagaglio esperienziale con il quale partii, dapprima piccolo come una pochette, aumentavano esponenzialmente. La scia dei vecchi ricordi scorreva lenta accanto ad una nuova, vergine ed immacolata. Non si toccavano, non potevano farlo. Camminavano parallele. Iniziai a studiare la lingua rumena, a stringere amicizie, a vivere il dormitorio con allegria e familiarità e a penetrare nelle abitudini locali. Fu così, che le due strisce acquistarono velocità. Correvano forti, veloci ed un giorno si unirono come i fili genetici, necessari all’uno tanto quanto all’altro. La fusione fu totale, senza ritorno. Dopo dieci mesi, non esistettero più differenze: tutto si combinò in un’unica meravigliosa linea colorata. Io ero la linea. Qualvolta, il passato influenzava negativamente il presente; allora la diritta linea, caleidoscopica nelle sue sfumature, compiva un grande cerchio e ricadeva giù, ingarbugliandosi tetramente. In quel momento, però, c’era la mia compagna di stanza, S., a lanciarla nuovamente in aria, disegnando un vivace arcobaleno e tutto ritornava alla normalità. Quando i nastri delle emozioni si tingevano di grigio – presagio di una melanconia buia – vi erano le altre due coinquiline, O. e M., che, con inconsapevole maestria, cancellavano i turbamenti con una battuta animata e tutto ritornava alla normalità. Un percorso esistenziale irrequieto, denso, profondo e altalenante ma anche splendido e adrenalinico. Di quella lunga linea, solo il tempo le era nemico e in un anonimo giorno di maggio, la sua corsa giunse al termine. Il contratto di lavoro scadde, il servizio di volontariato terminò e dunque bisognava fare ritorno al porto natale. Rifeci le valigie e tornai a casa.

Le memorie sono la materia che assumono la forma di un manto. Mi ci avvolgo quando ho freddo, quando la vita diventa troppo dura e quando la solitudine è un macigno sullo stomaco. Le memorie sono lo spirito che assumono la forma di un ventaglio leggero, leggerissimo, che dispiego quando desidero liberare la mia anima in un riso bianco, esente dal giudizio altrui.

Dopo la Romania, non mi fermai: il vento della conoscenza mi spingeva oltre. Andai in Turchia e poi, per lavoro, mi trasferii a Roma, dove attualmente risiedo.

Vorrei terminare con un’unica, completa e dolce parola, dedicata a tutti coloro che hanno condiviso con me il mio stesso cammino:

GRAZIE


This post is entirely dedicated to my professional and human path lived abroad, in Romania. Immediately, I run up against one obstacle: how is possible to give a final, objective and absolute judgment to the memory? In fact, many life experiences finish and the big mnemonic basin conserves the sharpness of the path forever. For this reason, from now, I encounter difficulties to give one conclusive judgment. It passed two months around from my return in Italy and I feel those days such far away. I throw myself again into the usual life and into the job. Consciously, I do not think at those passed days but I sense my personality have been swayed by each person met along my path. I think about students, children, teachers, hosting association and my extraordinary partners in crime. Something is changed, I do not know how much; I am not able to analyse myself such deeply. However, I feel securer, decisive and resourceful than I already were before. Challenges do not discourage me and delusions, sufferings, farewells and abandonment have seen by another perspective. It has been enough to leave own comfort zone to break the lethal Maya’s illusion, opening new radiant horizons. My personal path abroad has been an intricate twine of old and new tales. From Italy, I departed stressed from a massive and oppressive burden which weighed on my mental health. This slipstream I arrived in Romania with, in another land, surrounded by unknown people and forced into social and working inclusion. By the way, I chose to leave; at the least I could to do, it was to exchange this opportunity showing my gratitude and spirit of initiative. Day-by-day, I was confirming my choice: say goodbye and leave toward unknown places, probably has been the best enlightenment had ever in my life –

I decided to lost myself in the world Even I fall into I let the things bring me somewhere Does not matter where (Altrove, Morgan).

During my Rumanian stay, I contacted many people which were students, parents, children, volunteers, locals and professionals. I travelled, I visited new places. I made experienced of cohabitation, I learnt to divide my room, the kitchen, to take care about my personal stuff and shared spaces, to arrange my minimal pocket money and change it in the local currency. The size of the experiential baggage with I used, initially little as a pochette, staggering grew. The old slipstream flowed slowly toward virgin and spotless new ones. They could not touch oneselves, they could not do it. They walked at the same time. I began to learn Rumanian language, to make new friends, to live my accommodation in a glee and familiarity way and to enter deeply inside the local habits. In this way, the slipstreams gathered speed. They raced fast, strength and one day they began as genetic code, as much as necessary. The fusion was total, without comeback. After ten months, the differences were not existed anymore: everything was mixed in a marvellous colorized line. I was the line. Sometimes, past influenced the present negatively: then, the straight line, with kaleidoscopic hues, executed a big circle and felt back down, get tangled gloomily. But in that moment, my roommate, S., juggled it up in the air, drawing a vivace rainbow and everything return to normal. When the emotional ribbons get painted of grey colour – presage of a dark melancholy – the other roommates, O. and M., with unaware virtuosity, cancelled the turmoil making jokes and everything return to normal. An unsettled, packed, deep and fluctuating existential path, splendid and adrenaline even. About that long strip, the time was the only enemy and during one anonymous day of May, its race finished. The work contract expired, the voluntary service ended and well, it was necessary to comeback to own refuge. I filled again my luggage and I return home.

Memories are matter that resemble as a mantle. I get roll up in when I am cold, when the life becomes too hard and when the loneliness is a huge weight. Memories are spirit that resemble as a very light fan, that I set up when I desire to get free my soul into a white laughter, exempt by judgement.

After my experience in Romania, I could not stopped myself; the knowing breath pushed me beyond. I went to Turkey and after that I moved to Rome to work, where actually I live.

I end with a unique, complete and sweet word, dedicated to everybody who ran with me on my same path:

THANK YOU

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